La formazione di un leader politico
P. Pombeni, Il primo De Gasperi. La formazione di un leader politico, Il Mulino, Bologna, 2007
di Paolo Acanfora
Negli ultimi anni la storiografia su Alcide De Gasperi ha conosciuto uno sviluppo notevole portando ad evidenziare aspetti meno noti, o meno frequentati, della sua biografia politica ed intellettuale. Il lavoro di ricostruzione biografica svolto da Piero Craveri(1) ha inoltre proposto un’immagine finalmente complessiva ed unitaria dello statista trentino che, sul piano scientifico, era fino ad ora mancata. Il profondo mutamento del contesto politico italiano ha certamente contribuito ad aprire una nuova fase della ricerca storica che ha portato ad analisi meno legate ad impostazioni pregiudiziali, sebbene non manchino in questa direzione delle eccezioni.(2) Anche l’accesso e l’utilizzo di nuovi documenti ha permesso di rivedere o rafforzare taluni giudizi sull’opera politica e sulla personalità degasperiana, ad esempio in riferimento aidifficili rapporti nel secondo dopoguerra con il Vaticano(3) o ancora con gli Stati Uniti d’America.(4)
Il volume dello storico Paolo Pombeni sugli anni della formazione politica ed intellettuale di De Gasperi offre nuovi spunti di interesse mettendo in evidenza aspetti assai spesso marginalizzati dagli specialisti. Aspetti che, invero, appaiono assolutamente fondamentali per una adeguata comprensione della sua biografia e, sotto molti punti di vista, risultano piuttosto utili anche per un inquadramento generale delle posizioni e degli atteggiamenti assunti da parte del movimento cattolico italiano nei confronti delle problematiche poste dalla modernità e dalla progressiva affermazione della società di massa. La consolidata immagine di un De Gasperi uomo pragmatico, antiretorico, diffidente nei confronti delle ideologie e sostanzialmente legato ad una visione notabilare della politica viene messa in discussione attraverso una attenta ricostruzione della formazione e della maturazione politica ed intellettuale degasperiana. La stessa dimensione intellettuale, così spesso troppo ridotta e schiacciata, nel giudizio degli studiosi, dalla specifica qualità del realismo politico dello statista trentino, emerge in modo deciso offrendo un ritratto non consueto, più sfumato e più fedele alle non scarse doti di osservatore e di analista del giovane De Gasperi.
Partendo da una descrizione ampia e generale del Trentino asburgico, Pombeni restituisce la complessiva personalità giovanile degasperiana mettendo in evidenza alcuni tratti salienti della sua formazione ed evitando alcune valutazioni un po’ troppo semplicistiche, quale quella di una vocazione europeista precoce già inscritta sostanzialmente nell’esperienza vissuta all’interno del multinazionale impero austro-ungarico.(5) Il radicato antisemitismo della Vienna di fine ottocento e dei primi del novecento è, ad esempio, un tratto non marginale nella formazione del giovane De Gasperi(6), non riducibile alla categoria piuttosto imprecisa dell’«antiebraismo di maniera».(7) Questo elemento, benché perduto negli anni a seguire e nelle esperienze politiche future, giocava invece un ruolo significativo nella ricercata costruzione di una identità politica e culturale dei cattolici italiani trentini. Su questo versante è di notevole interesse l’insistenza di Pombeni nel sottolineare la grande capacità del giovane De Gasperi di utilizzare le formule proprie della moderna retorica politica, che lo portavano a contendere il consenso delle masse ai movimenti liberali e socialisti.
La spiccata sensibilità per gli aspetti organizzativi di un movimento politico moderno, espressione non solamente di elite politiche, culturali e religiose ma anche e soprattutto dei ceti popolari, rivelava la coscienza di quali fossero le nuove modalità della lotta politica. Consapevole di doversi relazionare soprattutto con le classi rurali e con il ceto medio della piccola borghesia – ed anzi consapevole di dover dare una fisionomia identitaria a tali classi – De Gasperi valorizzava tanto il carattere organizzativo quanto il carattere ideologico del cattolicesimo trentino. Su quest’ultimo piano venivano ad essere intrecciati diversi elementi che portavano ad una elaborazione ideologica originale inevitabilmente caratterizzata dalla specificità della condizione dei cattolici trentini. Gli ideali di riferimento potevano essere sintetizzati nel trinomio «Cattolici, italiani, democratici».(8) L’identità religiosa era indissolubilmente legata a quella nazionale. L’italianità non poteva essere altro che sinonimo di cattolicità. Il discorso degasperiano andava però oltre la semplice rievocazione del classico paradigma neoguelfo dell’Italia «nazione cattolica»,(9) assumendo i tratti di una vera e propria moderna militanza politica. L’elemento religioso veniva così utilizzato per descrivere sociologicamente la comunità trentina, giungendo ad una rappresentazione dicotomica tra classi popolari profondamente cattoliche e una borghesia sostanzialmente pagana. In questo modo, afferma Pombeni, De Gasperi comprendeva l’esigenza «di passare dalla religione come un momento particolare di una più generale vita civile, ad una militanza religiosa che servisse come strumento di costruzione di una identità politico-culturale».(10) È questa una considerazione assai rilevante per comprendere l’intera strategia ideologica degasperiana. In particolare sul terreno del nazionalismo, il futuro leader democristiano, impostava una battaglia tesa da una parte a rivendicare sul piano culturale la piena ed indiscutibile appartenenza italiana del Trentino, utilizzando moduli retorici di chiara matrice nazionalista, dall’altra a sganciarsi sul piano politico dalle posizioni irredentiste, guardando (sino alle soglie della prima guerra mondiale) con realismo politico ai possibili spazi di manovra presenti all’interno dell’Impero asburgico. La convivenza di questo duplice approccio non deve far pensare ad un nazionalismo debole o, in una certa misura, depotenziato.(11) Alla elaborazione ideologica tesa alla costruzione di una precisa identità politico-culturale seguiva una prassi caratterizzata, ad esempio, da precisi e concreti atti e manifestazioni di italianità.(12) In questa direzione, la partecipazione attiva nella vita politica imperiale non comportava e non significava una adesione valoriale od ideale all’Impero degli Asburgo ma costituiva il frutto di una valutazione realistica che vedeva in esso semplicemente il contesto storico in cui agire. L’«autonomismo» a differenza dell’«irredentismo» rappresentava una strategia possibile all’interno della vita politica imperiale ed era perciò stesso l’unica realmente perseguibile.
Se il realismo degasperiano, già ampiamente rintracciabile nelle sue prime esperienze politiche, è unanimemente riconosciuto come una qualità fondamentale della sua personalità, più problematica è stata la valutazione di altre caratteristiche che hanno svolto un ruolo altrettanto significativo. L’attenzione al problema del consenso di massa, agli aspetti ideologici, a quelli organizzativi, alle modalità nuove della comunicazione politica nella moderna società di massa, al valore ed al peso della religione come elemento ispiratore dell’azione politica (innanzitutto nella definizione e nella costruzione di identità collettive) è stata spesso sottovalutata dagli studiosi. Nel suo lavoro Pombeni mostra un De Gasperi molto diverso dalle rappresentazioni più consolidate e stereotipate. Un leader ispirato nella retorica politica, sensibile ai topoi antisemiti, capace di utilizzare i motivi nazionalisti e religiosi, esperto nell’impostare il «discorso pubblico» sulla base della dicotomia amico/nemico o di «rappresentare l’identità in maniera contrastativa e relazionale».(13) Emerge in questo quadro una personalità politica profondamente sensibile alle nuove esigenze della modernità.(14) Il suo complesso rapporto con Romolo Murri(15) testimonia quanto fossero sentite tali esigenze sul piano politico e sociale e quanto, viceversa, fosse estranea la problematica più squisitamente teologica (questione fondamentale per capire anche la profonda diffidenza che caratterizzerà il suo rapporto con Giuseppe Dossetti nel secondo dopoguerra).(16)
Molti degli elementi caratterizzanti la fase formativa del giovane De Gasperi saranno, come spesso accade, decisivi anche nelle successive esperienze politiche, sebbene con accenti inevitabilmente diversi date le profonde differenze di contesto. Attento ad evitare qualsiasi atteggiamento teleologico, Pombeni fornisce un profilo inconsueto della personalità politica ed intellettuale di De Gasperi e, nelle pagine conclusive, offre qualche spunto di riflessione sul ruolo ed il peso che alcuni di questi elementi possono avere avuto nella sua esperienza di statista e di leader di partito nell’Italia postfascista. Certamente tra questi un posto di rilievo merita la particolare attenzione e sensibilità del politico trentino per la politica internazionale – che avrà peraltro modo di sviluppare e coltivare durante gli anni del fascismo.(17) Ma forse ancor più rilevante è stata la sua «esperienza di costruttore di un’identità “politica” e “nazionale”», la quale, afferma Pombeni, «potrebbe aver giocato un ruolo nella fase cruciale dell’esperienza del dopoguerra: la sua attenzione a costruire comunque una cultura nazionale diffusa che si identificava ancora una volta nel cattolicesimo “culturale” (che è altra cosa dall’appartenenza religiosa) di gran parte del popolo italiano, derivava forse dalla convinzione che in epoche di transizione servisse un collante sociale».(18) Questa considerazione conclusiva apre, in realtà, una serie notevole di nuove problematiche. La consapevolezza delle nuove caratteristiche della politica di massa, la sensibilità per taluni moduli retorici, il fascino che ha esercitato su De Gasperi la categoria di «mito politico» nella accezione soreliana,(19) costituiranno dei tratti non transitori e non accessori della personalità politica degasperiana. In questo senso, il volume costituisce un prezioso punto di riferimento anche per comprendere come talune elaborazioni ideologiche caratterizzanti la maggioranza degasperiana della Democrazia Cristiana nel secondo dopoguerra (le posizioni sul terreno del mito della nazione, il patriottismo europeo, il progetto di una comunità atlantica)(20), benché inevitabilmente legate alla specificità del contesto nazionale ed internazionale postbellico, non fossero il frutto di una improvvisazione estemporanea ma avessero radici profonde nella formazione intellettuale del leader trentino.
(1) Cfr. P. Craveri, De Gasperi, Bologna, Il Mulino, 2006
(2) Non potendo in questa sede proporre una bibliografia esaustiva e dei giudizi articolati su di essa si rimanda, a titolo puramente esemplificativo, al volume di N. Perrone, De Gasperi e l’America, Palermo, Sellerio, 1995, dove lo spirito polemico pervade ed assai spesso vanifica il lavoro di ricostruzione. In senso contrario, non esente da una partecipazione pregiudizialmente favorevole alle vicissitudini biografiche degasperiane ci sembra il volume di A. Canavero, Alcide De Gasperi. Cristiano, democratico, europeo, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2003.
(3) Interessante è in questo senso il lavoro di G. Sale, De Gasperi, gli USA e il Vaticano all’inizio della guerra fredda, Milano, Jaca book, 2005, il quale si basa sugli archivi della Civiltà Cattolica e va ad integrare lavori ampiamente noti come quello di A. Riccardi, Il partito romano nel secondo dopoguerra (1945-1954), Morcelliana, Brescia, 1983. Sull’argomento si veda anche R. Sani, La Civiltà Cattolica e la politica italiana nel secondo dopoguerra, 1945-1958, Vita e Pensiero, Milano, 2004
(4) Si veda in modo particolare il volume di M. Del Pero, L’alleato scomodo: gli USA e la DC negli anni del centrismo, 1948-1955, Carocci, Roma, 2001
(5) L’idea di un De Gasperi federalista europeo sin dalla sua formazione giovanile, similmente ad altri leader democratici cristiani quali Konrad Adenauer e Robert Schuman, è stata più volte proposta soprattutto all’interno della retorica ed agiografica storiografia dei «padri dell’Europa». Per una esemplificazione di essa si veda il volume di G. Audisio - A. Chiara, I fondatori dell’Europa Unita: R. Schuman, K. Adenauer, A. De Gasperi, Effata, Cantalupa, 1999. Di una precoce propensione al «federalismo» in un «orizzonte europeista» parla anche S. Trinchese, L’altro De Gasperi. Un italiano nell’impero asburgico 1881-1918, Laterza, Roma-Bari, 2006, pag. 227. Trattando della formazione culturale di De Gasperi, Daniela Preda lo definisce «un italiano sui generis, in sostanza, ma autentico europeo»: così in D. Preda, Alcide De Gasperi federalista europeo, Il Mulino, Bologna, 2004, pag. 42. In questo volume viene ricostruita l’intera biografia intellettuale e politica dello statista trentino alla luce delle posizioni federaliste che caratterizzeranno gli ultimi due anni della sua vita, considerando queste come il naturale e coerente approdo di un lungo percorso di maturazione. A noi pare, in verità, che l’atteggiamento degasperiano nei confronti del processo di unificazione europea nel secondo dopoguerra sia stato piuttosto diversificato e niente affatto pregiudizialmente orientato verso una soluzione unitaria (né tantomeno federalista). Per una ricostruzione efficace della complessiva politica occidentale italiana nel periodo degasperiano, in cui fondamentale è l’evoluzione dell’intreccio tra politica europeista e politica atlantica, si veda soprattutto G. Formigoni, La Democrazia cristiana e l’alleanza occidentale, Il Mulino, Bologna, 1996
(6) Cfr. P. Pombeni, Il primo De Gasperi. La formazione di un leader politico, Bologna, Il Mulino, 2007, pp. 57-58
(7) Cfr. S. Trinchese, L’altro De Gasperi, cit., pp. 39-41. Per una valutazione dell’influenza profonda dell’antisemitismo nella formazione di Alcide De Gasperi si può vedere, oltre al lavoro di Pombeni, il saggio di Maddalena Guiotto, Un giovane leader politico fra Trento e Vienna, in Alcide De Gasperi: un percorso europeo, a cura di E. Conze - G. Corni - P. Pombeni, Il Mulino, Bologna, 2005, soprattutto pp. 121-127, dove emerge (similmente al volume qui recensito) anche una più complessiva ammirazione per le qualità di politico, di oratore e di agitatore del cristiano-sociale Karl Lueger, il leader dell’antisemitismo viennese.
(8) P. Pombeni, Il primo De Gasperi, cit., pp. 57-58
(9) Sull’argomento si rimanda al volume di G. Formigoni, L’Italia dei cattolici. Fede e nazione dal Risorgimento alla Repubblica, Il Mulino, Bologna, 1996 e al saggio di F. Traniello, La nazione cattolica: lineamenti di una storia, in Id., Religione cattolica e Stato nazionale. Dal Risorgimento al secondo dopoguerra, Il Mulino, Bologna, 2007, pp. 7-57
(10) P. Pombeni, Il primo De Gasperi, cit., pp. 67-68
(11) Non ci pare molto adeguata, in questo senso, la categoria del «nazionalismo positivo» utilizzata da Stefano Trinchese per descrivere una coscienza nazionale «purgata tuttavia di ogni valenza politica patriottica»; cfr. S. Trinchese, L’altro De Gasperi, cit., pag. XVII e per tutte le implicazioni pp. 76-97
(12) P. Pombeni, Il primo De Gasperi, cit., pag. 136
(13) Ivi, pag. 214, in cui Pombeni cita il saggio dell’antropologo Ugo Fabietti.La costruzione dei confini in antropologia. Pratiche e rappresentazioni, in Confini. Costruzioni, attraversamenti, rappresentazioni, a cura di S. Salvatici, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005, pp. 177-186
(14) Per una valutazione della «modernità» politica di De Gasperi si veda la notevolissima raccolta di scritti e discorsi degasperiani in A. De Gasperi, Scritti e discorsi politici, vol. I. Alcide De Gasperi nel Trentino Asburgico, I-II tomo, a cura di E. Tonezzer - M. Bigaran - M. Guiotto, Il Mulino, Bologna, 2006. Nel I tomo di questo volume si veda sia il saggio di P. Pombeni, Alcide De Gasperi, 1881-1918. Formazione ed esordi di un politico di professione, pp. 9-122 (che contiene molti dei temi affrontati poi nel volume qui recensito) sia la sintetica introduzione di E. Tonezzer, pp. 125-143
(15) Sul tema si veda L. Bedeschi, Il giovane De Gasperi e l’incontro con Romolo Murri, Bompiani, Milano, 1974 e Id., Murri, Sturzo, De Gasperi. Ricostruzione storica ed epistolario (1898-1906), San Paolo, Cinisello Balsamo, 1994, pp. 114-149
(16) P. Pombeni - G. Corni, La politica come esperienza della storia, in Alcide De Gasperi: un percorso europeo, cit., pp. 30-31
(17) Cfr. G. Formigoni, L’Europa vista dal Vaticano: De Gasperi commentatore della politica internazionale, in Alcide De Gasperi: un percorso europeo, cit., pp. 169-193
(18) P. Pombeni, Il primo De Gasperi, cit., pag. 227
(19) Per delle veloci esemplificazioni si veda l’articolo di Alcide De Gasperi pubblicato su «L’Illustrazione Vaticana» 16-28 febbraio 1935, citato in S. Tramontin, La DC dalla Resistenza alla Repubblica, in Storia della Democrazia Cristiana: 1943-1948, a cura di F. Malgeri, vol. I, Roma, 1987, pag. 158 e il discorso di A. De Gasperi al senato della repubblica nella seduta del 15 novembre 1950, pubblicato in A. De Gasperi, Discorsi parlamentari, vol. II, Roma, 1985, pag. 795
(20) Rimando su questo punto a P. Acanfora, Myths and the political use o f religion in Christian Democratic culture, in «Journal of Modern Italian Studies», n. 3, 2007, pp. 307-338

