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G. Panvini, Ordine nero, guerriglia rossa. La violenza politica nell'Italia degli anni Sessanta e Settanta (1966-1975), Einaudi, Torino 2009, pp. 302, € 30
Guido Panvini ricostruisce il processo di militarizzazione della lotta politica in Italia innescato dalla violenza diffusa tra l'estrema destra e l'estrema sinistra. Lo studio sistematico delle fonti d'archivio da un lato ci riporta al clima nel quale maturò il terrorismo, ma, soprattutto, ne individua una delle piú importanti condizioni genetiche nei discorsi e nelle pratiche della violenza dei neofascisti e della sinistra extraparlamentare volti all'eliminazione dell'avversario. Stragi contro civili, tentativi di colpo di Stato, progetti insurrezionali, scontri di piazza e di strada, aggressioni organizzate, pianificazione di agguati si intrecciano e si susseguono tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta. Per la prima volta queste forme di violenza sono raccontate e restituite attraverso le voci dei protagonisti, le loro scelte e le loro culture. La logica della violenza è ripercorsa nelle reciproche dinamiche di scontro, che fanno emergere la diversità di repertori d'azione e le differenti strategie della violenza. Ma questa è anche una storia di contaminazioni e di rispettive influenze politiche, ideologiche e culturali. Una pagina chiusa del nostro recente passato che ci invita a riflettere sull'Italia di oggi. (Nota di copertina)
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Il prezzo della libertà. Gaetano Salvemini in esilio(1925-1949), a cura di Patrizia Audenino, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2009, pp. 426
L’esilio di Gaetano Salvemini, iniziato nel 1925 e durato oltre vent’anni, da lui stesso descritto in modo volutamente antieroico nelle Memorie di un fuoruscito, viene per la prima volta ricostruito dai più autorevoli storici dell’antifascismo e del pensiero politico del Novecento.
Il risultato è assai innovativo: l’esperienza di esule vissuta da Salvemini è analizzata in relazione ai percorsi e alle destinazioni scelte da un intellettuale che si trovò ad attraversare le precarietà esistenziali degli emigranti comuni. Ne viene illuminato il suo rapporto con il mondo dell’antifascismo, con quello degli intellettuali americani e inglesi, e con quello dell’emigrazione italiana. Aspetti del tutto inediti riguardano il peso e il significato del patrimonio di idee e di convinzioni maturato durante gli anni di soggiorno negli Stati Uniti nei progetti, nelle proposte e nei giudizi relativi alla sconfitta del fascismo e alla nuova Italia repubblicana: in definitiva l’influenza del lungo esilio negli Stati Uniti nell’evoluzione del pensiero di Salvemini sulla democrazia. (Nota di copertina)
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N. Roncalli, Cronaca di Roma. Volume quarto 1859-1961, a cura di D. M. Bruni, Gangemi, Roma 2009, pp. 528, € 40
Con il triennio 1859-1861 l’immagine e la realtà di Roma città chiusa in se stessa, isolata e staccata dal resto della Penisola vengono spazzate via. Come già nel ‘48, a partire dalla II guerra d’indipendenza il mondo esterno si catapulta nell’Urbe. Il clima di fermento patriottico che si apre con la consegna dell’ultimatum austriaco al governo di Torino fa il suo corso anche nella capitale pontificia. A partire dalla manifestazione del 24 aprile 1859, grazie alla compiacenza delle truppe francesi, il Comitato nazionale romano può trasformare Roma quasi in una zona franca sottratta al controllo delle autorità pontificie e nella quale per la prima volta dopo la caduta della Repubblica del 1849 lo spazio cittadino diviene il palcoscenico per affermare la concreta presenza dei patrioti nella vita quotidiana. (Nota di copertina)
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